Un necrologio ha due compiti che si intralciano a vicenda: far sapere che una persona è morta e renderle giustizia. Il primo sta in quattro righe; il secondo ne riempirebbe quaranta.
Quasi tutte le famiglie lo scrivono nel giorno in cui sono meno in grado di scrivere. Quindi prima l'ossatura, poi quello che si sbaglia la prima volta.
L'ossatura
In quest'ordine, perché è così che si legge:
- La formula d'apertura, se la vuoi. Due righe bastano, e una frase propria dice spesso più di una citazione conosciuta.
- L'annuncio. «È mancato all'affetto dei suoi cari» — oppure semplicemente il nome.
- Nome e date. Nome, cognome, e il soprannome se è quello con cui lo conoscevano tutti. L'età o la data di nascita, se aggiungono qualcosa.
- Chi firma. I familiari, nell'ordine che ha senso in quella famiglia. È la riga più delicata di tutto il necrologio — ci torniamo subito.
- Funerali. Data, ora e chiesa o sala del commiato. Se in forma privata: «I funerali si svolgeranno in forma strettamente privata.»
- Un'ultima indicazione, se serve: la richiesta di devolvere offerte a un'associazione, con il nome e la causale.
La riga dei nomi
È qui che nascono i conflitti, non nella formula d'apertura.
Chi compare, in che ordine e con quale cognome? L'ex coniuge? La compagna degli ultimi dodici anni? Il figlio con cui non c'erano più rapporti?
Non esiste una regola che lo risolva, e il giornale non ce l'ha. Due cose utili: un necrologio che lascia fuori qualcuno viene letto come una presa di posizione, anche se non lo era, e dopo non si corregge più. E se la famiglia non trova l'accordo, due necrologi separati in giorni diversi sono una via d'uscita che non obbliga nessuno.
Quanto costa
I necrologi si pagano a rigo — una trentina di caratteri, spazi compresi. Un necrologio su un quotidiano locale costa, a seconda del formato e della tiratura, da qualche decina a qualche centinaio di euro; su un quotidiano nazionale, molto di più. La formula d'apertura, che sembra occupare così poco, costa come ogni altro rigo.
Da qui la regola pratica: scrivi prima tutto, poi taglia fino a lasciare quello che serve a chi non c'era. Quello che togli non va perso — va nel discorso di commiato, nel ricordino o nella pagina commemorativa, dove non costa nulla e resta più a lungo.
L'anniversario, e quello che resta dopo
In molte zone, oltre al necrologio del giorno, si pubblica un ricordo a un mese e poi ogni anno. È l'occasione per dire quello che non ci stava: una foto, due righe che parlano della persona e non dell'orario dei funerali.
Quasi tutti i quotidiani oggi pubblicano il necrologio anche online, a volte con un libro delle condoglianze. È comodo, ma ha una scadenza: molti portali tolgono la pagina dopo qualche mese, e quello che è stato scritto se ne va insieme alla pagina.
Se il necrologio deve rimandare a qualcosa che resta, che rimandi a qualcosa di suo. Basta una riga: un indirizzo dove ci sono le foto, la biografia e i messaggi — e che sia ancora lì quando il portale avrà fatto pulizia.


