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Modello di messaggio di condoglianze

Davanti a un messaggio di condoglianze si resta spesso bloccati — non per mancanza di affetto, ma per paura di dire la cosa sbagliata. Il risultato è quasi sempre lo stesso: una formula fatta, che chi è in lutto riceverà venti volte.

Questo strumento propone tre messaggi costruiti sulla tua situazione: chi sei per la persona in lutto, chi ha perso, e il mezzo che scegli. Uno semplice, uno che nomina la persona mancata, uno che offre un aiuto concreto. Prendi quello che ti somiglia, e riscrivilo con le tue parole.

Chi è per te la persona in lutto?
Chi ha perso?
Il suo nomeFacoltativo.
Il nome della persona scomparsaFacoltativo, ma nominare qualcuno cambia del tutto un messaggio.
Con quale mezzo?

Tre proposte: la più semplice, quella che parla della persona scomparsa e quella che offre un aiuto concreto.

Domande frequenti

Che cosa si scrive a chi ha perso una persona cara?

Meno formule possibili, più precisione possibile. «Condoglianze» da solo, o «le mie più sentite condoglianze», è la frase che chi è in lutto riceve venti volte e di cui il giorno dopo non resta niente. Nomina la persona mancata, ricorda una cosa concreta, oppure offri un aiuto preciso: i tre messaggi dello strumento seguono queste tre strade.

Bisogna nominare la persona mancata?

Sì, quasi sempre. Molti lo evitano per paura di riaprire la ferita; chi è in lutto dice il contrario, e teme soprattutto che quel nome smetta di essere pronunciato. Se lo conosci, scrivilo: è anche quello che distingue un messaggio tuo da un biglietto comprato in cartoleria.

Si dà del tu o del Lei a chi è in lutto?

Si tiene il registro di prima: un lutto non avvicina le persone più di quanto già fossero, e passare al tu in quell’occasione può sembrare un’intrusione. A un amico si scrive tu; a un collega, a un vicino o al genitore di un conoscente si resta al Lei — e la frase cambia per intero, perché il Lei si coniuga alla terza persona: «sappia che penso a Lei», non «sappi che ti penso». Lo strumento cambia registro da sé quando indichi quanto sei vicino a chi ha perso.

Quanto deve essere lungo un biglietto di condoglianze?

A voce bastano due frasi, e si dice sempre troppo. Per messaggio, tre o quattro. Su un biglietto si può scrivere qualche riga in più e chiudere con una formula di vicinanza: è anche l’unico dei tre che resta e che verrà riletto a distanza di anni. Lo strumento adatta la lunghezza al mezzo che scegli.

Si può offrire aiuto senza risultare invadenti?

A condizione che sia concreto. «Fammi sapere se hai bisogno» lascia il peso a chi è in lutto, che non chiederà niente. «Posso passare, fare la spesa, o restare al telefono» si risponde con un sì o con un no — e lascia la porta aperta se la risposta non arriva. Il terzo dei tre messaggi è costruito così, e mette in conto anche il silenzio.

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