Per un funerale scegli una poesia breve — sotto i venti versi — che somigli alla persona defunta più che a quello che si legge di solito ai funerali. L'apertura dei Sepolcri di Ugo Foscolo, la prima strofa di X Agosto di Giovanni Pascoli e l'inizio di A Silvia di Giacomo Leopardi sono di pubblico dominio: si possono leggere, stampare e ricopiare liberamente. Tutti e tre sono qui sotto per intero.
Scegliere un testo è già un omaggio. Nessuno si aspetta che scriva tu: trovare le parole che dicono quello che non riesci a formulare è un lavoro a sé, e si vede.
Perché scegliere vale più che scrivere
Nei giorni che seguono una morte, la stanchezza e il dolore fanno sì che le frasi non arrivino, o arrivino false. Una poesia scelta non ha quel difetto: è già scritta, l'hanno già provata altri, e ti lascia tutta l'attenzione per dirla.
Se vuoi comunque scrivere il tuo testo, la strada è in cosa dire a un funerale.
Che cosa regge letto a voce alta
Una poesia letta davanti a cinquanta persone non si comporta come una poesia letta in poltrona.
La lunghezza. Oltre i venti versi l'attenzione si disperde e la voce si stanca. Un testo breve, letto piano, arriva più lontano di uno lungo letto in fretta.
La sintassi. A voce alta non si può tornare indietro. Preferisci versi in cui ogni riga stia in piedi da sola — e attenzione all'italiano letterario, che ama i periodi lunghi: splendidi sulla pagina, difficili al microfono.
Il concreto. Un luogo, un'ora, un gesto arrivano meglio di un'immagine astratta, in una sala dove tutti conoscevano la persona.
Leggila a voce alta in casa, per intero, prima di deciderti: ci sono testi che sembrano reggere e si rompono al terzo verso.
Tre poesie, per intero
«Dei Sepolcri», l'apertura — Ugo Foscolo
Per qualsiasi legame, e soprattutto per chi teneva alla memoria e alle tombe. Tre versi del 1807 che pongono la domanda invece di rispondere — ed è questo che li rende sopportabili in una sala.
All'ombra de' cipressi e dentro l'urne
confortate di pianto è forse il sonno
della morte men duro?
«X Agosto», la prima strofa — Giovanni Pascoli
Per una morte improvvisa, e per un padre: Pascoli l'ha scritta per il suo, ucciso il 10 agosto. Quattro versi che non consolano e non spiegano.
San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l'aria tranquilla
arde e cade, perché sì gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.
«A Silvia», l'inizio — Giacomo Leopardi
Per chi è morto giovane. Sei versi che si rivolgono direttamente a lei e non nominano mai la morte — per questo possono sentirli anche i bambini in sala.
Silvia, rimembri ancora
quel tempo della tua vita mortale,
quando beltà splendea
negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
e tu, lieta e pensosa, il limitare
di gioventù salivi?
I due testi su cui fare attenzione
Ungaretti e Quasimodo sono i due poeti più letti ai funerali italiani — e sono ancora protetti. Ungaretti è morto nel 1970, Quasimodo nel 1968: i diritti corrono fino alla fine del 2040 e del 2038. Leggerli a voce alta in una cerimonia privata è una cosa; stamparli su un ricordino o pubblicarli online è una riproduzione. Per quello si chiede all'editore, o si prende un testo libero.
«Non piangete la mia assenza» lo troverai dappertutto. L'attribuzione dell'originale inglese è discussa, e le versioni italiane che circolano in rete sono molto diverse fra loro. Se lo tieni: scegli una versione e attieniti a quella, invece di assemblare pezzi trovati in posti diversi.
Il diritto d'autore, in due frasi
In Italia i diritti di utilizzazione economica durano settant'anni dalla morte dell'autore, e il termine si calcola dalla fine di quell'anno (art. 25 della legge 633/1941).
Per questo Foscolo, Leopardi e Pascoli sono liberi, e per questo un poeta del Novecento spesso non lo è. Per un autore contemporaneo, chiedi all'editore prima di stampare il testo su un ricordino o di pubblicarlo in rete.
Come introdurla in due frasi
Una poesia annunciata dal nulla resta un oggetto letterario; una poesia introdotta diventa un omaggio. Bastano due frasi: da dove viene quel testo per te, e poi perché proprio quello.
«Mia madre aveva ricopiato questa poesia sul retro di una lista della spesa. L'ho trovata solo dopo la sua morte, e credo che l'avrebbe letta meglio di me.»
«A Paolo la poesia non piaceva. Questa è l'unica che sapeva a memoria, perché l'aveva imparata in prima media e non l'ha mai dimenticata.»
Se gli somiglia più una canzone che un testo, vedi musica per un funerale. E se quello che ti preoccupa è l'intervento intero, vedi cosa dire al funerale di tuo padre, di tua madre, della nonna, di un fratello, di un amico, e la guida principale.
Per qualche riga che non si dice, ma si incide nella pietra: epitaffio: cosa incidere.
Testi secondo le edizioni di riferimento: Ugo Foscolo, Dei Sepolcri (1807); Giovanni Pascoli, Myricae (edizione 1897); Giacomo Leopardi, Canti (1831). Base normativa: art. 25 della legge 22 aprile 1941, n. 633.



